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50 ANNI DI ACLI IN CANADA/ CONSIGLIO: ANCHE ALL’ESTERO AL CENTRO DELLA NOSTRA AZIONE CI SONO I DIRITTI DEI CONNAZIONALI
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10 ottobre 2007

"Abbiamo celebrato i 60 anni del patronato tre anni fa, ed oggi, insieme ai nostri operatori e soprattutto a coloro che hanno usufruito dei nostri servizi, ricordiamo la nostra presenza in Canada, una presenza che risale a 50 anni fa. In questa occasione, un pensiero particolare è rivolto a tutti coloro che hanno contribuito alla diffusione del Patronato Acli. Per tutti, ricordo Rodolfo Galati e Alberto Mazzotta ai quali, ancora oggi, va tutta la nostra gratitudine". A scrivere è Michele Consiglio Vice Presidente Delegato del Patronato, che insieme al Presidente delle Acli, Andrea Olivero, e al Direttore Generale del Patronato Acli, Damiano Bettoni, il 19 e 20 ottobre prossimi sarà in Canada per celebrare i 50 anni di presenza delle Acli nel Paese (vedi AISE del 9 ottobre h.17.04).
"Da sessanta anni un unico impegno: i tuoi diritti", recitava lo slogan per i 60 anni del Patronato ricordato da Consiglio che sottolinea come il tema dei diritti vuole essere al centro dell’azione del Patronato anche all’estero. "Oggi – scrive - abbiamo un altro messaggio: "Diritti al futuro", ovvero la tutela dei diritti come memoria sapiente e l’attenzione al futuro, ai cambiamenti, come orientamento costante della nostra azione. È una storia intensa, quella del Patronato Acli, sempre accanto alle comunità all’estero, perché subito dopo la nascita delle Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani), è stata avvertita, forte, l’esigenza di affiancare al movimento una specifica organizzazione con il ruolo di assolvere compiti di assistenza sociale propri degli Istituti di patronato".
"Nei primi mesi del 1946 – ricorda - le Acli istituiscono il "Servizio per l’emigrazione" con il compito di predisporre e attuare un vasto piano di assistenza agli emigrati italiani e alle loro famiglie. La domanda di intervento su questo fronte è fortissima, e la risposta del Patronato è immediata. Come conferma un passo che si trova sul sito internet della RAI, alle pagine dedicate alla nostra storia di emigranti: "Italia e Belgio firmano il 23 giugno 1946 il Protocollo d'Intesa che prevede la destinazione di cinquantamila operai italiani alle miniere del Belgio. In cambio, il Belgio si impegna a vendere all'Italia, mensilmente, un minimo di 2.500 tonnellate di carbone per ogni 1000 operai inviati. (…) Alla stazione

centrale di Milano, nel sotterraneo del primo piano, c'era il centro di raccolta. Lì era stato predisposto un ambiente per poter sbrigare tutte le operazioni di espatrio. Il servizio era gestito da una specie di ufficio del lavoro che non funzionava molto bene, per cui le ACLI si presero l'onere di inquadrare questa gente per accompagnarla poi in Belgio". La gemmazione delle Acli – ricorda ancora Consiglio - è quindi fin da subito straordinaria, anche all’estero: già nel 1946 era operativo un Segretariato centrale a Bruxelles, cinque nelle regioni carbonifere belghe; un Segretariato centrale e cinque regionali in Francia; un Segretariato in Svizzera e uno in Argentina. Paese dopo Paese, oggi il Patronato conta 72 uffici in tutto il mondo".
"Sono due – sottolinea - gli elementi fondamentali che contraddistinguono da subito l’azione e l’organizzazione del Patronato ACLI: i "Segretariati del Popolo" e proprio la presenza all’estero, nei paesi di più alta presenza degli emigranti italiani. Una storia, quella del Patronato all’estero, che amo ricordare sempre con una certa emozione, perché sono convinto che senza la nostra presenza, tanti diritti sarebbero ancora disattesi. Ricordo che all’estero non sono presenti gli istituti previdenziali, e senza l’opera dei Patronati i lavoratori italiani non avrebbero tutela né assistenza per l’applicazione delle normative comunitarie e bilaterali in tema di sicurezza sociale".
"Una presenza – aggiunge - fin dall’inizio di estrema importanza per i nostri connazionali costretti a misurarsi con i drammatici problemi dell’accoglienza, dell’inserimento lavorativo e sociale, della sopravvivenza economica. Attraverso l’attività del patrocinio sociale essi riescono a mantenere i rapporti istituzionali con l’Italia, rassicurare le deboli garanzie dei familiari, guardare con un minimo di fiducia e di speranza ad un domani fatto anche di diritti da poter far valere in caso di inconvenienti o, come nel caso delle tante Marcinelle, di vere e proprie tragedie".
"Oggi – riconosce Consiglio - la realtà dei nostri connazionali è profondamente cambiata, ma accanto a coloro che hanno raggiunto traguardi di grande prestigio nella società canadese, altre problematiche vengono recepite ed affrontate dal Patronato. Siamo ben coscienti che il cammino degli italiani, per quanto faticoso, ha portato a godere, oggi, di una grande ammirazione e riconoscenza da parte dei Paesi ospitanti, ma non possiamo non garantire la massima attenzione agli anziani e anche ai giovani che, sempre più numerosi, richiedono la cittadinanza italiana, tanto per ricordare – conclude - quanto forte sia, anche tra le nuove generazioni, il legame con l’Italia". (aise)







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