"Abbiamo celebrato i 60 anni del patronato tre anni fa, ed oggi, insieme ai
nostri operatori e soprattutto a coloro che hanno usufruito dei nostri servizi,
ricordiamo la nostra presenza in Canada, una presenza che risale a 50 anni fa.
In questa occasione, un pensiero particolare è rivolto a tutti coloro che hanno
contribuito alla diffusione del Patronato Acli. Per tutti, ricordo Rodolfo
Galati e Alberto Mazzotta ai quali, ancora oggi, va tutta la nostra gratitudine".
A scrivere è Michele Consiglio Vice Presidente Delegato del Patronato, che
insieme al Presidente delle Acli, Andrea Olivero, e al Direttore Generale del
Patronato Acli, Damiano Bettoni, il 19 e 20 ottobre prossimi sarà in Canada per
celebrare i 50 anni di presenza delle Acli nel Paese
(vedi AISE del 9 ottobre h.17.04).
"Da sessanta anni un unico impegno: i tuoi diritti", recitava lo slogan per i 60
anni del Patronato ricordato da Consiglio che sottolinea come il tema dei
diritti vuole essere al centro dell’azione del Patronato anche all’estero. "Oggi
– scrive - abbiamo un altro messaggio: "Diritti al futuro", ovvero la tutela dei
diritti come memoria sapiente e l’attenzione al futuro, ai cambiamenti, come
orientamento costante della nostra azione. È una storia intensa, quella del
Patronato Acli, sempre accanto alle comunità all’estero, perché subito dopo la
nascita delle Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani), è stata
avvertita, forte, l’esigenza di affiancare al movimento una specifica
organizzazione con il ruolo di assolvere compiti di assistenza sociale propri
degli Istituti di patronato".
"Nei primi mesi del 1946 – ricorda - le Acli istituiscono il "Servizio per
l’emigrazione" con il compito di predisporre e attuare un vasto piano di
assistenza agli emigrati italiani e alle loro famiglie. La domanda di intervento
su questo fronte è fortissima, e la risposta del Patronato è immediata. Come
conferma un passo che si trova sul sito internet della RAI, alle pagine dedicate
alla nostra storia di emigranti: "Italia e Belgio firmano il 23 giugno 1946 il
Protocollo d'Intesa che prevede la destinazione di cinquantamila operai italiani
alle miniere del Belgio. In cambio, il Belgio si impegna a vendere all'Italia,
mensilmente, un minimo di 2.500 tonnellate di carbone per ogni 1000 operai
inviati. (…) Alla stazione
centrale di Milano, nel sotterraneo del primo piano, c'era il centro di
raccolta. Lì era stato predisposto un ambiente per poter sbrigare tutte le
operazioni di espatrio. Il servizio era gestito da una specie di ufficio del
lavoro che non funzionava molto bene, per cui le ACLI si presero l'onere di
inquadrare questa gente per accompagnarla poi in Belgio". La gemmazione delle
Acli – ricorda ancora Consiglio - è quindi fin da subito straordinaria, anche
all’estero: già nel 1946 era operativo un Segretariato centrale a Bruxelles,
cinque nelle regioni carbonifere belghe; un Segretariato centrale e cinque
regionali in Francia; un Segretariato in Svizzera e uno in Argentina. Paese dopo
Paese, oggi il Patronato conta 72 uffici in tutto il mondo".
"Sono due – sottolinea - gli elementi fondamentali che contraddistinguono da
subito l’azione e l’organizzazione del Patronato ACLI: i "Segretariati del
Popolo" e proprio la presenza all’estero, nei paesi di più alta presenza degli
emigranti italiani. Una storia, quella del Patronato all’estero, che amo
ricordare sempre con una certa emozione, perché sono convinto che senza la
nostra presenza, tanti diritti sarebbero ancora disattesi. Ricordo che
all’estero non sono presenti gli istituti previdenziali, e senza l’opera dei
Patronati i lavoratori italiani non avrebbero tutela né assistenza per
l’applicazione delle normative comunitarie e bilaterali in tema di sicurezza
sociale".
"Una presenza – aggiunge - fin dall’inizio di estrema importanza per i nostri
connazionali costretti a misurarsi con i drammatici problemi dell’accoglienza,
dell’inserimento lavorativo e sociale, della sopravvivenza economica. Attraverso
l’attività del patrocinio sociale essi riescono a mantenere i rapporti
istituzionali con l’Italia, rassicurare le deboli garanzie dei familiari,
guardare con un minimo di fiducia e di speranza ad un domani fatto anche di
diritti da poter far valere in caso di inconvenienti o, come nel caso delle
tante Marcinelle, di vere e proprie tragedie".
"Oggi – riconosce Consiglio - la realtà dei nostri connazionali è profondamente
cambiata, ma accanto a coloro che hanno raggiunto traguardi di grande prestigio
nella società canadese, altre problematiche vengono recepite ed affrontate dal
Patronato. Siamo ben coscienti che il cammino degli italiani, per quanto
faticoso, ha portato a godere, oggi, di una grande ammirazione e riconoscenza da
parte dei Paesi ospitanti, ma non possiamo non garantire la massima attenzione
agli anziani e anche ai giovani che, sempre più numerosi, richiedono la
cittadinanza italiana, tanto per ricordare – conclude - quanto forte sia, anche
tra le nuove generazioni, il legame con l’Italia". (aise)