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Va all'italo-americano Capecchi il Nobel per la medicina
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10 ottobre 2007

 L’italiano e cittadino statunitense Mario Renato Capecchi, 70 anni, è tra i Nobel per la medicina annunciati a Stoccolma. Lo studioso, emigrato negli Stati Uniti quando aveva 9 anni, è premiato insieme al collega statunitense Oliver Smithies e al britannico Martin J. Evans per le ricerche sulle cellule staminali. In particolare, i tre studiosi sono stati premiati per il loro contributo alle ricerche sui topi geneticamente modificati: sono almeno 25 milioni quelli utilizzati nei laboratori di tutto il mondo per condurre ricerche sul cancro, sull’embriogenesi, sull’immunologia, sulla neurobiologia e su tutte le malattie umane. Una scoperta che ha molte applicazioni anche per la medicina clinica. La tecnologia del “gene targeting” che Capecchi, con i suoi studi pionieristici, ha contribuito a mettere a punto permette di “costruire” topi con mutazioni inserite nei geni e al ricercatore di scegliere sia quale gene mutare che come farlo. Il ricercatore può in questo modo scegliere come e quali sequenze di Dna del genoma di topo vuole cambiare: questo lo mette in condizione di valutare nel dettaglio la funzione di ogni gene durante lo sviluppo embrionale o nelle fasi successive. Nato a Verona nel 1937, rimasto orfano del padre caduto in guerra, Capecchi emigra nel 1967 negli Usa con la madre, sopravvissuta alla deportazione nazista, si laurea in biofisica all’Università di Harvard con una tesi sull’analisi dei meccanismi di iniziazione e di terminazione della sintesi proteica: il suo relatore è James Watson, padre del Dna. Due anni dopo Capecchi è già assistente della cattedra di biochimica della Harvard School of Medicine. Nel 1971 diventa associato. Nel 1973 lascia Harvard per la facoltà di Medicina dell’Università dello Utah dove ancora oggi lavora. Capecchi vive con la moglie Martine, con la quale condivide l’impegno di ricerca e di attività clinica, e la figlia Misha in uno sperduto cottage vicino a un canyon, dove si è fatto installare una stazione computerizzata per seguire costantemente il lavoro dei suoi collaboratori. Il 12 maggio scorso l’Università di Bologna gli ha conferito la laurea honoris causa in Biotecnologie mediche.

Tra gli altri riconoscimenti avuti da Mario Renato Capecchi nella sua lunga carriera figurano il premio Bristol-Myers Squibb (1992), il premio della Fondazione Gairdner (1993), il premio Alfred P. Sloan Jr. (1994), il premio tedesco per la Bioanalisi molecolare (1996), il premio Kyoto (1996), la medaglia Franklin (1997), il premio Rosenblatt (1998), il premio Baxter (1998), il premio italiano premio Phoenix-Anni Verdi (2000), il premio spagnolo Jimenez-Diaz (2001), la National Medal of Science (2001), la medaglia John Scott (2002) e il premio Wolf Prize (2002/03). Dal 1991, inoltre, è membro dell’Accademia nazionale statunitense delle Scienze e dell’Accademia europea delle Scienze dal 2002.

 

L’Ambasciatore d'Italia a Washington, Giovanni Castellaneta, si é, personalmente, congratulato con il Professor Mario Capecchi per il conferimento del Premio Nobel a nome del Governo e dell'Italia. Castellaneta, dopo aver ricordato che l'annuncio dell'assegnazione del prestigiosissimo Premio è arrivato proprio nel giorno in cui gli Stati Uniti celebrano il Columbus Day, ha sottolineato che "questa nuova affermazione di uno scienziato di origine italiana sottolinea il grande valore della comunità scientifica italo-americana che, grazie anche all'attivo sostegno di questa Ambasciata, si è recentemente strutturata con la creazione dell’ISSNAF, la Fondazione degli Scienziati Italiani e Studiosi del Nord America".
Tra i suoi soci fondatori, l’ISSNAF annovera tre premi Nobel, due Premi Balzan e due Accademici dei Lincei. Nel corso della conversazione con Capecchi, l'Ambasciatore ha illustrato gli scopi e le finalità della nuova Fondazione.







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