L’italiano
e cittadino statunitense Mario Renato Capecchi, 70 anni, è tra i Nobel per la
medicina annunciati a Stoccolma. Lo studioso, emigrato negli Stati Uniti quando
aveva 9 anni, è premiato insieme al collega statunitense Oliver Smithies e al
britannico Martin J. Evans per le ricerche sulle cellule staminali. In
particolare, i tre studiosi sono stati premiati per il loro contributo alle
ricerche sui topi geneticamente modificati: sono almeno 25 milioni quelli
utilizzati nei laboratori di tutto il mondo per condurre ricerche sul cancro,
sull’embriogenesi, sull’immunologia, sulla neurobiologia e su tutte le malattie
umane. Una scoperta che ha molte applicazioni anche per la medicina clinica. La
tecnologia del “gene targeting” che Capecchi, con i suoi studi pionieristici, ha
contribuito a mettere a punto permette di “costruire” topi con mutazioni
inserite nei geni e al ricercatore di scegliere sia quale gene mutare che come
farlo. Il ricercatore può in questo modo scegliere come e quali sequenze di Dna
del genoma di topo vuole cambiare: questo lo mette in condizione di valutare nel
dettaglio la funzione di ogni gene durante lo sviluppo embrionale o nelle fasi
successive. Nato a Verona nel 1937, rimasto
orfano del padre caduto in guerra, Capecchi emigra nel 1967 negli Usa con la
madre, sopravvissuta alla deportazione nazista, si laurea in biofisica
all’Università di Harvard con una tesi sull’analisi dei meccanismi di
iniziazione e di terminazione della sintesi proteica: il suo relatore è James
Watson, padre del Dna. Due anni dopo Capecchi è già assistente della cattedra di
biochimica della Harvard School of Medicine. Nel 1971 diventa associato. Nel
1973 lascia Harvard per la facoltà di Medicina dell’Università dello Utah dove
ancora oggi lavora. Capecchi vive con la moglie Martine, con la quale condivide
l’impegno di ricerca e di attività clinica, e la figlia Misha in uno sperduto
cottage vicino a un canyon, dove si è fatto installare una stazione
computerizzata per seguire costantemente il lavoro dei suoi collaboratori. Il 12
maggio scorso l’Università di Bologna gli ha conferito la laurea honoris causa
in Biotecnologie mediche.
Tra gli altri riconoscimenti avuti da Mario Renato Capecchi
nella sua lunga carriera figurano il premio Bristol-Myers Squibb (1992), il
premio della Fondazione Gairdner (1993), il premio Alfred P. Sloan Jr. (1994),
il premio tedesco per la Bioanalisi molecolare (1996), il premio Kyoto (1996),
la medaglia Franklin (1997), il premio Rosenblatt (1998), il premio Baxter
(1998), il premio italiano premio Phoenix-Anni Verdi (2000), il premio spagnolo
Jimenez-Diaz (2001), la National Medal of Science (2001), la medaglia John Scott
(2002) e il premio Wolf Prize (2002/03). Dal 1991, inoltre, è membro
dell’Accademia nazionale statunitense delle Scienze e dell’Accademia europea
delle Scienze dal 2002.
L’Ambasciatore
d'Italia a Washington, Giovanni Castellaneta, si é, personalmente,
congratulato con il Professor Mario Capecchi per il
conferimento del Premio Nobel a nome del Governo e dell'Italia. Castellaneta,
dopo aver ricordato che l'annuncio dell'assegnazione del prestigiosissimo Premio
è arrivato proprio nel giorno in cui gli Stati Uniti celebrano il Columbus Day,
ha sottolineato che "questa nuova affermazione di uno scienziato di origine
italiana sottolinea il grande valore della comunità scientifica italo-americana
che, grazie anche all'attivo sostegno di questa Ambasciata, si è recentemente
strutturata con la creazione dell’ISSNAF, la Fondazione degli Scienziati
Italiani e Studiosi del Nord America".
Tra i suoi soci fondatori, l’ISSNAF annovera tre premi Nobel, due Premi Balzan e
due Accademici dei Lincei. Nel corso della conversazione con Capecchi,
l'Ambasciatore ha illustrato gli scopi e le finalità della nuova Fondazione.