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L’ITALIA CHE NON CRESCE di Marco Zacchera
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10 ottobre 2007

Uno degli aspetti più negativi della politica italiana è che tutto è diventato un “effetto annuncio” al quale poi spesso fanno seguito poche cose concrete e per di più contraddittorie tra loro. Un esempio è come l’Italia – con buona pace del governo – stia drammaticamente indietreggiando nel campo delle opere pubbliche che costano infinitamente di più che non all’estero, non vanno avanti e non realizzandosi trascinano sempre più giù il nostro paese.

L’Alta velocità ferroviaria, per esempio, pur “ecologicamente compatibile”,  va sempre più a rilento sia nei confronti dei chilometri costruiti e con conti che non tornano: un chilometro di nuova ferrovia oggi costa 13 milioni di euro in Spagna 15 in Francia, ben 44 milioni in Italia. Non va meglio per le autostrade che in buona parte sono ancora quelle degli anni ’70, come la A1 sul cui tratto appenninico, costruito nel 1958, viaggiano oggi venti volte più veicoli di allora, ma le corsie sono sempre due e solo quelle. Come non preoccuparsi allora nell’apprendere che la Salerno-Reggio Calabria resterà parzialmente chiusa per almeno altri dieci anni per lavori di “ammodernamento” che prevedono spese per 9 miliardi (sono 18 mila miliardi di vecchie lire!) per ritrovarsi alla fine ancora con due sole corsie di marcia ed un casello in media ogni 8 km., il che fa ancora prevedere nessun pedaggio e quindi nessun controllo. Come mai in Germania le autostrade sono tutte gratuite e decentemente tenute? Andiamo avanti: la “pedemontana” lombarda e piemontese resta un miraggio come i lavori a Venezia-Mestre e così code su code ogni giorno, come quotidianamente si vive intorno a Milano (basta andarci ogni giorno per capire). Pensate a quando di più costa un trasporto industriale rispetto all’estero, come incidono i ritardi, come i mercati così diventino sempre più lontani. E’ questa la sconfitta conclamata di un paese che non vuole scegliere né in campo energetico nè industriale, né per le infrastrutture o i servizi.

E in aria? L’Alitalia ha annunciato il taglio di quasi tutti i voli nazionali da e per Malpensa cancellando 25 collegamenti su 28 oltre all’abbandono di quasi tutte le rotte intercontinentali ed europee. Dieci anni fa Malpensa doveva essere l’immagine di una Italia aperta sul mondo, oggi siamo allo sfacelo. Per Alitalia è il fallimento  annunciato e intanto il risultato sarà che dalla Lombardia (che da sola copre quasi un terzo di tutti i passeggeri commerciali italiani) si viaggerà quasi solo con linee straniere. Certo poi che è davvero sciocca la presidente piemontese Mercedes Bresso (Ulivo) quando trova solo il modo di polemizzare con il centro-destra e Formigoni, senza capire che a rimetterci, con Malpensa a terra, è anche il Piemonte. Eppure in questo paese non paga mai nessuno: tanti strali contro i deputati spendaccioni, ma nessuno ha fiatato per l’indennità di buonuscita di Elio Catania (ex manager delle ferrovie), che sarebbe stata di 8 milioni di euro, quasi come quella di Cimoli da Alitalia. E sono aziende portate al disastro, altro che da buonuscita!

 

Marco Zacchera







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