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Detto questo, il ragazzo di allora vissuto
poco piu’ di 9 anni in Italia, ora adulto e laureatosi e’ conosciuto
nell’ambiente accademico di tutto il mondo come Prof. Mario Capecchi, che
piaccia o no, a tutti gli effetti e’ un italiano anche se e’ emigrato negli
Stati Uniti. La cosa piu’ onesta e’ quella di affermare ai quattro venti, grazie
all’America che molti anni fa ebbe a offrire accoglienza alla madre ed al figlio,
Mario Capecchi. La citazione che all’italo-americano il Nobel per la medicina e
nello stesso tempo ho osservato che l’italiano, cittadino statunitense Mario
Capecchi, eta’ 70 anni, con una brillantissima carriera e successi scientifici,
dai suoi dati anagrafici si sa che e’ nato a Verona nel 1937 ed e’ emigrato con
sua madre nel 1946 per stabilirsi definitivamente negli USA e risulta anche
orfano di padre, perche’ caduto in guerra. Le recenti notizie diramate dalla stampa,
affermerebbero che il vincitore del Premio Nobel non parla l’italiano, ma da
un’altro servizio fonte News ITALIA PRESS in realta’ preferi’ l’intervista in
lingua inglese, ma l’ intervistato Prof. Capecchi, timidamente confermava che
poteva rispondere in italiano, ma in lingua inglese poteva esprimersi meglio.
All’eta’ di 9 anni, un bimbo italiano e’ in grado di parlare correttamente in
lingua italiana, perche’ allora e mi riferisco negli anni 40 prima e dopo la
guerra, anche in Italia c’erano e ci sono le leggi obbligatorie, affinche’ bimbi
e ragazzi debbano frequentuare le scuole pubbliche o private, livello elementare,
in tutto il territorio nazionale. Nell’epoca contemporanea risulta che
l’obbligo e’ stato esteso fino al 18mo anno di eta’. Negli anni 20 erano meriti
del Regno d’ Italia e dal 2 giugno 1946 sono meriti della Repubblica che offre
molto spazio all’istruzione per tutti gli italiani. Ma e’ anche vero che non si
puo’ negare che dovendo vivere in un’altra nazione come quella degli USA e senza
contatti con gli italiani, e’ piu’ congeniale parlare in inglese, ma altrettanto
vero che la lingua madre non la si dimentica. Questa particolare casistica e
linguistica aiuta a riflettere che il ragazzo, ora Prof. Mario Capecchi,
possedeva indubbiamente un potenziale intellettuale non comune, che giunto in un
ambiente molto piu’ favorevole si manifesto’ come un fulmine a ciel sereno un
altro genio italiano. Le conferme sono credibili: Mario Capecchi,
nato a Verona una Citta’ italianissima, padre italiano con nome e cognome
indiscutibilmente italiano ed ogni anno, visita l’Italia e non solo, ma
impartisce lezioni presso l’Universita’ di Bologna e senza alcun dubbio
preferisce la cucina italiana. A coloro che ne dubitano ora sono alla presenza di molti segnali
dell’essere italiano, dovranno ammettere che piu’ italiano di cosi’ non so come
dovrebbe essere descritto. Comunque non si puo’ negare che la formazione
culturale a piu’ livelli alti e’ stato determinante per il Prof. Mario Capecchi
anche l’ambiente americano. L’essere cittadino statunitense, un documento di
stato civile di appartenenza al territorio di residenza, che non puo’ annullare
la sua originale nazionalita’ e neppure disconoscere la localita’ ove
l’individuo e’ nato. Siamo noi italiani che dobbiamo valutare
cio’ che abbiamo, gli italiani che giudicano con un ottica diametricalmente
opposta, credono che siano gli stranieri ad enfatizzare per l’Italia? All’autore
dell’articolo, la parlamentare del movimento radicale e’ libera di fare politica
come vuole, ma non tocchi l’ orgoglio del tricolore e la nostra italianita’ Il
Caso Capecchi, dimostra il fenomeno della fuga dei cervelli dall’Italia e
nonostante tutto, il genio italiano si manifesta nel mondo anche con questo alto
riconoscimento scientifico, Premio Nobel al Chiarissimo Prof. Mario Capecchi ed
orgoglio al Tricolore identita’ nazionale. Boston, 16 ottobre 2007
On. Michele Frattallone
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