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La realpolitik
dell’immigrazione illegale
di Domenico Maceri
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Letto
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26 ottobre 2007
“È
un regalo natalizio in anticipo per le aziende e i lavoratori” disse
recentemente Richard Quandt, il presidente della Grower-Shipper Vegetable
Association, un gruppo che rappresenta interessi di agricoltura della contea
di San Luis Obispo e Santa Barbara, nella costa centrale della California.
Si trattava naturalmente del blocco del nuovo regolamento governativo da
parte del giudice Charles Breyer che probisce al governo federale di punire
ditte con lavoratori i cui numeri del Social Security non corrispondono a
dati ufficiali. Il nuovo regolamento avrebbe significato che
l’amministrazione del Social Security manderebbe lettere a datori di lavoro
con impiegati i cui numeri sono sospetti dandogli solo novanta giorni per
chiarire le situazioni. In caso contrario le ditte sarebbero considerate in
violazione di legge federale e rischierebbero severe sanzioni.
Si crede che molti di questi individui con numeri di Social
Security sospetti siano nel Paese illegalmente e stiano lavorando con
documenti falsi. Ma il giudice Breyer ha spiegato che lavoratori innocenti
potrebbero anche essere colpiti da queste lettere e soffrire “danni
irreparabili” con queste nuove sanzioni. Il nuovo regolamento faceva parte
del Dipartimento di Homeland Security di dimostrare la mano dura contro
l’immigrazione illegale. Ma allo stesso tempo le nuove procedure avrebbero
avuto un forte impatto su otto milioni di lavoratori e naturalmente sui loro
datori di lavoro. Nel caso degli agricoltori che già risentono di scarsità
di lavoratori per le raccolte di frutta e verdura si tratterebbe di un
disastro economico.
La decisione del giudice è stata dunque accolta con gioia dalle
aziende. Lo stesso tipo di entusiasmo è stato dimostrato anche dal sindacato
della AFL-CIO, la Camera del Commercio americana e persino della American
Civil Liberties Union, gruppi che spesso non sono d’accordo su molti temi.
Questi tre gruppi per ragioni diverse si sono trovati nella stessa lotta
contro il governo dell’amministrazione Bush. Per i datori di lavoro si
tratta di una questione economica. I clandestini vengono pagati non più di
otto dollari all’ora (lordi) senza benefici invece dei quattordici e più per
benefici. Per i sindacati e la ACLU invece la questione è la protezione
degli operai e la privacy dei cittadini e lavoratori legali che potrebbero
essere danneggiati dal nuovo regolamento.
La vittoria temporanea dei lavoratori indocumentati rappresenta
anche un respiro di sollievo per l’industria dell’agricoltura soprattutto in
California che produce un’ingente quantità di frutta e verdura per il Paese.
Ma la vittoria non sarà necessariamente durativa. Il problema rimane lo
stesso dato che il Congresso non è riuscito con la riforma dell’immigrazione
che il Presidente George Bush e i Democratici volevano effettuare alcuni
mesi fa. La minoranza Repubblicana è riuscita a silurare la riforma che
continua lo status quo dei 12 milioni di indocumentati residenti negli Stati
Uniti. La minoranza repubblicana ha in effetti bloccato i cambiamenti
mediante l’intransigenza ideologica basata sul fatto dell’atto illegale dei
clandestini. Questa minoranza del GOP vede il rimpatrio dei clandestini come
unica soluzione al dilemma dell’immigrazione illegale.
Dal
punto di vista pratico ciò sarebbe letteralmente impossibile dato che molti
dei clandestini sono nel Paese da anni ed hanno già stabilito solide radici
mediante la creazione di famiglie. Ci sono per esempio tre milioni di
ragazzi, nati negli Stati Uniti, americani a tutti gli effetti, i cui
genitori sono clandestini. Separare questi individui sarebbe impossibile e
la deportazione di cittadini americani sarebbe illegale.
L’azione del giudice Breyer non ha suscitato consensi nel Partito
Repubblicano. “Quale parte della parola ‘illegale’ non capisce il giudice
Breyer?” ha chiesto il parlamentare Brian P. Bilbray, repubblicano di Solano
California, non lontano da San Francisco. Ma forse non è il giudice a non
capire. Forse è Bilbray e quelli come lui che vedono i clandestini
semplicemente in bianco e nero a non capire la complessità
dell’immigrazione?
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