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13 settembre 2007
L'annuncio di Bush: scatta a fine anno il primo mini-ritiro
delle truppe: per Natale tornano a casa 5.700 soldati. Per un totale di
cinque brigate entro la fine del 2008. Una politica della sicurezza
ribattezzata "return on success" (disimpegno in nome del successo). Il
presidente ha comunque detto che il conflitto nel paese medio-orientale "sarà
lungo" e continuerà anche dopo la sua presidenza. Ma la replica dei
democratici non si è fatta attendere, pronta è arrivata la bocciatura al
piano Bush. "Non contiene né una ragione per continuare a combattere, né una
definitiva strategia del ritiro".
Gli Stati Uniti preparano il primo mini-ritiro dall'Iraq. E' questa la
sostanza del discorso alla nazione fatto dal presidente George W. Bush. Un
paese intero incollato davanti alla televisione e una novità: al via il
primo mini-ritiro delle truppe (5.700 soldati) che continuerà sino alla fine
del 2008 per un totale di 25mila marines (cinque brigate, ciascuna formata
da 5mila uomini). Ovvero, il capo della Casa Bianca ha detto di "accogliere
le raccomandazioni fatte dal generale David Petraeus e dall'ambasciatore
degli Usa a Baghdad, Ryan Crocker. In Iraq rimarranno quindici brigate,
delle venti presenti oggi.
Bush ha comunque parlato di una "guerra illimitata" che "durerà oltre la mia presidenza. I leader iracheni hanno chiesto una relazione duratura con l'America e noi siamo pronti a costruirla, in un modo che protegga i nostri interessi nella regione e che richieda molte meno truppe americane". Sono state "ritorno" e successo", le parole-chiave del discorso di Bus. Una politica del "Returns on success" (disimpegno in nome del successo) così motivato. "Il popolo americano potrà cominciare a vedere le truppe che tornano a casa a causa del successo in Iraq. Più successo abbiamo, più truppe potranno tornare". Il presidente ha comunque ammesso che "non tutto è stato un successo. Il governo del premier Nuri al Maliki - ha lamentato - sta mostrando scarsa determinazione nel raggiungere la riconciliazione, anche se è una impresa enorme dopo tre decenni di tirannia e divisione". E anche sui "benchmark" (gli obiettivi della missione) stabiliti dal Congresso Usa le cose non stanno andando troppo bene. "Il governo di Baghdad ha raggiunto solo uno dei diciotto "benmchmark" politici e sulla sicurezza. Tuttavia, "vi sono elementi postivi, come il nuovo bilancio, la condivisione dei proventi petroliferi con le province, la riconciliazione a livello locale". Sulle parole di Bush sono prontamente intervenuti i democratici che hanno respinto il piano per l'Iraq. Ha detto il senatore Jack Reed, incaricato della replica. "Quella del presidente è una strategia che ha il solo l'effetto di instaurare una presenza militare indefinita e illimitata delle forze americane. L'America si aspettava, invece, un piano che mettesse fine a questa guerra o una ragione convincente per portarla avanti". Non è mancato un passaggio sul nemico numero uno del governo Usa, ovvero l'organizzazione terroristica guidata da Osama Bin Laden. Ha detto Bush: "I democratici sostengono che i progressi in Iraq arrivano troppo tardi. Ma si sbagliano. "Non è mai troppo tardi per colpire al Qaeda. Non è mai troppo tardi per far avanzare la libertà. E non è mai troppo tardi per appoggiare le nostre truppe in una battaglia che possono vincere". Intanto, poco prima che il capo della Casa Bianca parlasse alla nazione, un'alleanza di gruppi sunniti guidata dal braccio iracheno di Al Qaeda ha afferma in un video che "in data imprecisata, è stato abbattuto un aereo F-16 americano a nord-ovest di Baghdad, il cui pilota è rimasto ucciso". Nel video, di 11 minuti, si vedono i rottami di un velivolo e il cadavere attribuito al presunto pilota Usa. |
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