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  Se l'Alitalia non va, la colpa é di Malpensa
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 di Dom Serafini

 

 14 settembre 2007

 

 

Vorrei sottoscrivere il “Manifesto per Malpensa” proposto dal sindaco di Milano, Letizia Moratti, ma non per farlo riaffermare come uno dei due principali hub italiani -- Malpensa a Milano e Fiumicino a Roma - bensí per farlo rinascere sotto una gestione professionale: cosa che non ha mai avuto.

          Per gli italiani all'estero che spesso tornano in Italia, Malpensa é un argomento che tocca da vicino. Ripercorriamo allora le esperienze con Malpensa tramite i titoli dei giornali. Mercoledí 28 ottobre, 1998, “Il Centro”, quotidiano dell'Abruzzo riportava: “Un abruzzese in mezzo al caos. Diario di un compleanno all'aereoporto”.

          L'articolo descriveva dettagliatamente il giorno inaugurale di Malpensa 2000, avvenuto tre giorni prima, al quale ho avuto la sfortuna di partecipare involontariamente, visto che ero in arrivo da New York. Giá da quella esperienza disumana si sperava che il management dell'aereoporto venisse sostituito: invece no. Come spesso accade in Italia, aumentano gli stipendi e scatti d'anzianitá. Il “diario” si riferiva al fatto di aver trascorso il mio compleanno ad inaugurare l'inizio di una serie di inefficienze della Malpensa.

          Passano circa due anni. Il 26 luglio 2000, “AmericaOggi” esce con un mio articolo intitolato, “Malpensa: Un management incapace”. Poi continua: “A questo punto si potrebbe anche definire Malpensa come un aereoporto nato obsoleto e cresciuto con un management incapace dentro un sistema privo di responsabilitá”.

           A Malpensa mi é capitato di tutto: lo smarrimento delle valigie due volte nell'arco di una settimana e l'impasse del costosissimo (costa quattro volte quello di un treno normale) trenino che collega l'aereoporto al centro di Milano.

          Per i bagali smarriti nel 2002 Malpensa é diventato famoso in tutto il mondo. A dire il vero queste non andavano perse, bensí consegnate direttamente a casa di alcuni addetti allo smistamento bagagli. Ma il primato di Malpensa arriva in caso di neve, basta una piccola nevicata per paralizzarlo (il management non aveva previsto misure per fronteggiare la neve che, dopotutto, é di casa a Milano).

          Recentemente mi é capitato di rispondere ad un articolo di “ International Herald Tribune” che elogiava il sistema per la banda larga Wi-Fi di Malpensa. Seppur ci siano zone ben visibili chiamate “hot spots”, cioé con il segnale per l'Internet veloce, non vi si accede se prima non si compera la scheda per posta o tramite appositi rivenditori (che a Malpensa non esistono). Naturalmente il servizio é praticamente inutilizzabile poiché non lo si puó pagare con carta di credito tramite Internet, come avviene in molti altri aereoporti.

          A parlare di Malpensa sono poi tornato nei primi mesi di quest'anno con un articolo su “AmericaOggi” che analizzava i problemi dell'Alitalia. Apparentemente, tutte le magagne di Malpensa sono uscite fuori, non per denunciare la sua cattiva gestione, bensí per giustificare quella ancor peggiore dell'Alitalia.

          Infatti, il nuovo piano industriale dell'Alitalia, quello fatto non per salvarla, ma per venderla, in modo da farla diventare un vettore regionale, prevede: 1.000 esuberi di personale (5%), la messa a terra di almeno 20 aerei (12%), il taglio delle rotte intercontinentali da Malpensa, riportando a Roma-Fiumicino le attivitá di lungo raggio (resteranno a Malpensa i voli da New York,   Buenos Aires e Tokyo). In pratica si vuole togliere a Malpensa il ruolo di hub. Tutto ció tenendo conto che l'Alitalia opera su Malpensa con 13.000 voli al mese ed il 20% dell'organico, mentre a Roma, con 10.500 voli al mese, lavora l'80% dell'organico. Inoltre, l'Alitalia genera il 50% del suo business sui due aereoporti di Milano (Malpensa e Linate).

      Per concludere, quando Malpensa nacque nel 1985, non mi dispiaceva affatto poiché, assieme a Linate, offriva un piccolo, conveniente e gestibile servizio per tutto il nord Italia. Anche quando, nel 1992, venne colpita da Tangentopoli, i servizi ai passeggeri non ne vennero a soffrire, purtroppo lo scandalo non serví a rendere lo scalo piú sano, bensí a renderlo meno gestibile grazie al progetto Malpensa 2000 dal costo di un miliardo di euro. Veramente troppi soldi per non farlo diventare una “Mal-apensata”.





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