di Domenico Maceri
14 settembre 2007
“L’era dei conservatori sta per
finire”, disse recentemente Robert Borosage, condirettore del gruppo liberal
Campaign for America’s Future. Ecco perché tutti i candidati alla nomina del
Partito Democratico hanno recentemente partecipato al congresso dei liberal
blogger a Chicago mentre si sono assentati il mese corso da quello del
Democratic Leadership Council (DLC). Il primo gruppo tende all’ala sinistra del
Partito mentre il DLC spinge verso i valori più centristi facendo del partito
una “brutta” copia conservatrice del Partito Repubblicano. Ecco come si spiega
che alcuni presenti a Chicago hanno fischiato Hillary Clinton, identificata con
il DLC, la quale non ha rinunciato categoricamente ai contributi finanziari dei
lobbisti, considerati soldi troppo sporchi e corruttori.
Ma forse l’indizio più chiaro che il Partito Democratico si stia
spostando a sinistra è l’aumento di quelli che si identificano come liberal. Nel
1994 solo il 26% dei democratici accettava l’epiteto liberal ma i dati più
recenti indicano che il 40% ora lo abbraccia. Ciò non vuol dire che molti non
abbiano ancora paura dell’etichetta liberal. Sia Hillary Clinton che Barack
Obama, due dei maggiori candidati alla nomina, si sono distanziati dal termine
dicendo che liberal e conservatore non hanno significato nel mondo moderno. Da
una parte ciò è sempre stato vero. Dunque malgrado la reputazione di
ultraliberal, Hillary Clinton ha idee abbastanza conservatrici per quanto
riguarda la politica estera. Obama ha anche lui dimostrato dei valori abbastanza
conservatori quando ha recentemente minacciato che se il presidente Pervez
Musharraf non collabora veramente con gli Stati Uniti lui non esiterebbe ad
attaccare Al Quaeda in Pakistan.
Ma questi esempi non sono altro che un metodo di remare anche con la
destra onde cercare di non alienare completamente l’opposizione e soprattutto
gli elettori indipendenti i quali in ogni elezione sono quelli a decidere il
risultato delle elezioni. Ed è questo che dovrebbe preoccupare di più i
repubblicani dato che gli indipendenti si sono anche loro schierati contro la
guerra in Iraq e favoriscono persino un governo più attivo nella vita degli
americani. Ciò si vede non solo con l’opposizione degli americani alla guerra
che negli ultimi sondaggi ha raggiunto il 70% ma anche con la forte
preoccupazione per la mancanza di sanità per tutti. Se nel passato bastava ai
repubblicani di menzionare il termine liberal con tutte le connotazioni negative
per vincere un’elezione, sembra che oggi molti si siano resi conto che i
programmi governativi e le strutture liberal siano preferibili alla cupidigia
delle assicurazioni private. I costi delle medicine per gli anziani di modeste
condizioni a volte assorbono il 50% delle loro pensioni spingendoli a scegliere
fra mangiare o la loro salute. Per coloro che hanno l’assicurazione lo spettro
di perdere il lavoro e di conseguenza il diritto alla sanità ha spinto a
riconsiderare l’alleanza naturale fra il Partito Repubblicano e le compagnie di
assicurazione. L’iniziativa privata presentata come la soluzione a tutti i
problemi è divenuta evidente falsa risposta a una stragrande maggioranza di
americani. Il fatto di identificare le tasse con i liberal e tutti i mali del
Paese suona falso e ridimensiona le idee politiche.
I liberal non sono naturalmente tranquilli dato che vengono ancora
identificati come deboli soprattutto per quanto riguarda la sicurezza nazionale.
Ciononostante anche qui sembra che loro avessero ragione fin dall’inizio. Nel
2003 Howard Dean, allora candidato alla nomina del Partito Democratico, fu
quasi l’unica voce importante contro la guerra. Ora quasi tutti i candidati
democratici favoriscono il ritiro delle truppe dall’Iraq, anche se alcuni come
Hillary Clinton e John Edwards hanno votato per la guerra. Dean era dunque
all’avanguardia ed aveva scommesso bene ma furono gli elementi conservatori dei
repubblicani e quelli dei democratici a decidere e il risultato è divenuto
evidente a tutti che la guerra in Iraq è stato un disastro per gli Stati Uniti e
per il mondo.
Le previsioni sono per la continua presenza dei soldati americani in
Iraq e in questo momento sembra che un candidato democratico, liberal o no,
dovrà pulire il caos creato dai conservatori dei due partiti. Una volta avvenuto
ciò forse la negatività che i conservatori hanno usato per descrivere i liberal
sarà eliminata. Si potrà dunque ritornare alle radici del termine liberal che
hanno dato esistenza al social security, al medicare e tanti altri programmi che
hanno beneficiato e continuano a beneficiare il Paese.
Domenico Maceri / le Notizie USA
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