(NoveColonne ATG) – Roma – “Non posso
tacere, è un peso troppo grande. Noi ne abbiamo parlato a lungo. E abbiamo
deciso di fare quel che Luciano ci ha chiesto”. In una intervista alla Stampa
Lidia La Marca, nota ginecologa
bolognese e moglie del maestro modenese Leone Magiera, amico e stretto
collaboratore di Luciano Pavarotti, riferisce che il tenore gli chiese di
rivelare dopo la sua morte che la moglie, Nicoletta Mantovani, lo aveva
costretto ad isolarsi: “È il 16 agosto scorso, undici del mattino, al
Policlinico di Modena. Nella stanza di Luciano, ci siamo noi, la nostra bambina
Eloisa, Nicoletta e la figlia che ha avuto da Luciano, Alice. Luciano è provato,
fa un po’ fatica a parlare ma è lucido, discorre di calcio, fa qualche battuta
con Leone. Poi, a un certo punto, lascia tutti di stucco chiedendo che tutti
escano e mi lascino sola con lui. Vedo Nicoletta che sbianca. Si è sfogato come
un bambino. Mi ha detto: ‘Sto malissimo. In questi ultimi anni Nicoletta mi sta
tormentando, mi fa vivere da solo, sono isolato, i miei amici non mi vengono a
trovare, parla male delle mie figlie, mi circonda di persone che non mi
piacciono. Ha allontanato anche Tino e Veronica (l’assistente peruviano e la sua
compagna, che quando l’artista è morto lo ha vestito e truccato, ndr), che per
me erano come figli. Io avrei bisogno di Veronica’. Era disperato”.
La Marca
aggiunge che "ha continuato per più di venti minuti: 'Pensa sempre ai soldi,
arriva con documenti da farmi firmare. Minaccia di non farmi vedere Alice, mi fa
delle scenate'. Poi mi ha detto una cosa che mi ha dato i brividi: 'Lo sai,
Lidia, come andrà a finire? O io mi sparo un colpo in testa o noi ci separiamo'”.
“Lo racconto - aggiunge Lidia La Marca - perché me l’ha
chiesto Luciano. ‘Queste cose - mi ha detto - le puoi dire dopo il mio funerale’.
Credo che sia, come dire, un dovere morale nei suoi confronti farlo”, "mi
conosceva da trent’anni e io avevo conosciuto tutte le sue donne. E poi eravamo
molto lontani come mentalità: io una quasi femminista, lui un maschio italiano
vecchio stile. Mi ricordo di quella notte a Londra quando si affrontarono Adua e
Nicoletta. Eravamo nello stesso albergo. Mi telefonò alle due di notte dicendomi:
‘Lidia, per favore, vai giù tu perché quelle si ammazzano’. Insomma eravamo
molto intimi”. Riferisce anche che Pavarotti le ha impedito all’epoca di parlare
con la moglie: “Lui mi ha fermato: ‘Mi raccomando, non dire niente a Nicoletta,
me la farebbe pagare’”. Ricorda poi che l’artista modenese “era molto legato ai
figli. Gli piaceva averli accanto, per esempio a tavola. Faceva il patriarca,
riempiva lui i piatti a tutti. Infatti so che il lunedì precedente la morte ha
fatto chiamare le ragazze e la sorella Gabriella e ha chiesto che mangiassero
con lui, nella stessa stanza. Martedì è entrato in uno stato soporoso. Fino a
quel momento, anche se faticava a parlare, era lucido”. Riferisce inoltre che
qualche giorno prima della morte “non era stato in grado di mangiare la pasta. E
ci aveva detto: ‘Certo che per me mangiare il puré invece dei maccheroni è un
brutto segno’”. E spiega quindi così l’assenza sua e del marito ai funerali
dell'amico: “Leone perché aveva un concerto, io perché non mi sarei ritrovata in
quel festival mediatico”.