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PAVAROTTI, AMICI RIVELANO: ERA DISPERATO, MOGLIE LO ISOLAVA
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17 Settembre 2007

 

 

(NoveColonne ATG) – Roma – “Non posso tacere, è un peso troppo grande. Noi ne abbiamo parlato a lungo. E abbiamo deciso di fare quel che Luciano ci ha chiesto”. In una intervista alla Stampa Lidia La Marca, nota ginecologa bolognese e moglie del maestro modenese Leone Magiera, amico e stretto collaboratore di Luciano Pavarotti, riferisce che il tenore gli chiese di rivelare dopo la sua morte che la moglie, Nicoletta Mantovani, lo aveva costretto ad isolarsi: “È il 16 agosto scorso, undici del mattino, al Policlinico di Modena. Nella stanza di Luciano, ci siamo noi, la nostra bambina Eloisa, Nicoletta e la figlia che ha avuto da Luciano, Alice. Luciano è provato, fa un po’ fatica a parlare ma è lucido, discorre di calcio, fa qualche battuta con Leone. Poi, a un certo punto, lascia tutti di stucco chiedendo che tutti escano e mi lascino sola con lui. Vedo Nicoletta che sbianca. Si è sfogato come un bambino. Mi ha detto: ‘Sto malissimo. In questi ultimi anni Nicoletta mi sta tormentando, mi fa vivere da solo, sono isolato, i miei amici non mi vengono a trovare, parla male delle mie figlie, mi circonda di persone che non mi piacciono. Ha allontanato anche Tino e Veronica (l’assistente peruviano e la sua compagna, che quando l’artista è morto lo ha vestito e truccato, ndr), che per me erano come figli. Io avrei bisogno di Veronica’. Era disperato”. La Marca aggiunge che "ha continuato per più di venti minuti: 'Pensa sempre ai soldi, arriva con documenti da farmi firmare. Minaccia di non farmi vedere Alice, mi fa delle scenate'. Poi mi ha detto una cosa che mi ha dato i brividi: 'Lo sai, Lidia, come andrà a finire? O io mi sparo un colpo in testa o noi ci separiamo'”.

 

“Lo racconto - aggiunge Lidia La Marca - perché me l’ha chiesto Luciano. ‘Queste cose - mi ha detto - le puoi dire dopo il mio funerale’. Credo che sia, come dire, un dovere morale nei suoi confronti farlo”, "mi conosceva da trent’anni e io avevo conosciuto tutte le sue donne. E poi eravamo molto lontani come mentalità: io una quasi femminista, lui un maschio italiano vecchio stile. Mi ricordo di quella notte a Londra quando si affrontarono Adua e Nicoletta. Eravamo nello stesso albergo. Mi telefonò alle due di notte dicendomi: ‘Lidia, per favore, vai giù tu perché quelle si ammazzano’. Insomma eravamo molto intimi”. Riferisce anche che Pavarotti le ha impedito all’epoca di parlare con la moglie: “Lui mi ha fermato: ‘Mi raccomando, non dire niente a Nicoletta, me la farebbe pagare’”. Ricorda poi che l’artista modenese “era molto legato ai figli. Gli piaceva averli accanto, per esempio a tavola. Faceva il patriarca, riempiva lui i piatti a tutti. Infatti so che il lunedì precedente la morte ha fatto chiamare le ragazze e la sorella Gabriella e ha chiesto che mangiassero con lui, nella stessa stanza. Martedì è entrato in uno stato soporoso. Fino a quel momento, anche se faticava a parlare, era lucido”. Riferisce inoltre che qualche giorno prima della morte “non era stato in grado di mangiare la pasta. E ci aveva detto: ‘Certo che per me mangiare il puré invece dei maccheroni è un brutto segno’”. E spiega quindi così l’assenza sua e del marito ai funerali dell'amico: “Leone perché aveva un concerto, io perché non mi sarei ritrovata in quel festival mediatico”.






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