La
logica del profitto, se prevalente, incrementa la sproporzione tra poveri e
ricchi, la logica della solidarietà porta invece ad uno sviluppo equo, per il
bene comune di tutti. Benedetto XVI lo ha sottolineato oggi nell’omelia
pronunciata a Velletri, dove si è recato in visita pastorale. Il Papa ha
presieduto la Messa nella piazza antistante la Cattedrale; prima della
celebrazione ha benedetto una statua di Giovanni Paolo II, e alla diocesi di
Velletri-Segni - di cui è stato vescovo titolare dal ‘93 al 2002 - ha regalato
una gemella della colonna di bronzo donatagli a Marktl amm Inn, in occasione del
viaggio apostolico dello scorso anno in
Germania.
La parabola del fattore infedele che l’odierno Vangelo di Luca ricorda, pone
l’uomo di fronte alla scelta “tra onestà e disonestà, tra fedeltà e infedeltà,
tra egoismo e altruismo, tra bene e male”; offre “diversi spunti di riflessione
circa i pericoli di un attaccamento eccessivo al denaro, ai beni materiali e a
tutto ciò che ci impedisce di vivere in pienezza la nostra vocazione ad amare
Dio e i fratelli”. E’ questo, ha sottolineato Benedetto XVI, il significato
delle parole di Gesù: “Non potete servire a Dio e mammona”, ossia non si può
fare della ricchezza un idolo cui sacrificare tutto pur di raggiungere il
proprio successo economico, così che questo diventi un dio. Il termine ‘mammona’
di origine fenicia usato da Gesù, evoca appunto “sicurezza economica e successo
negli affari”; dunque l’invito di Cristo è a “scegliere tra la logica del
profitto come criterio ultimo nel nostro agire e la logica della condivisione e
della solidarietà”. Le conseguenze sono ben diverse, ha detto il Papa:
“La logica del profitto, se prevalente, incrementa la sproporzione tra
poveri e ricchi, come pure un rovinoso sfruttamento del pianeta. Quando invece
prevale la logica della condivisione e della solidarietà, è possibile correggere
la rotta e orientarla verso uno sviluppo equo, per il bene comune di tutti. In
fondo si tratta della decisione tra l’egoismo e l’amore, tra la giustizia e la
disonestà, in definitiva tra Dio e Satana”.
Benedetto XVI ha richiamato dunque i fedeli a riflettere sulla scelta di
essere cristiani: “se amare Cristo e i fratelli non va considerato come qualcosa
di accessorio e di superficiale, ma piuttosto lo scopo vero ed ultimo di tutta
la nostra esistenza – ha precisato – occorre saper operare scelte di fondo,
essere disposti a radicali rinunce, se necessario sino al martirio”:
“Oggi, come ieri, la vita del cristiano esige il coraggio di andare contro
corrente, di amare come Gesù, che è giunto sino al sacrificio di sé sulla croce.
Potremmo allora dire, parafrasando una considerazione di Sant’Agostino, che per
mezzo delle ricchezze terrene dobbiamo procurarci quelle vere ed eterne: se
infatti si trova gente pronta ad ogni tipo di disonestà pur di assicurarsi un
benessere materiale sempre aleatorio, quanto più noi cristiani dovremmo
preoccuparci di provvedere alla nostra eterna felicità con i beni di questa
terra”.
Il cristiano, dunque, è chiamato a far fruttificare le proprie doti e
capacità personali, come pure le ricchezze che possiede, condividerle con i
fratelli, mostrandosi buon amministratore di quanto Dio gli affida. Così, è da
respingere quello stile di vita – ricordato dal profeta Amos – “tipico di chi si
lascia assorbire da un’egoistica ricerca del profitto in tutti i modi possibili
e che si traduce in una sete di guadagno, in un disprezzo dei poveri e in uno
sfruttamento della loro situazione a proprio vantaggio”. Il cristiano deve
aprire invece il proprio cuore “a sentimenti di autentica generosità”, ad “un
amore sincero per tutti” che “si manifesta in primo luogo nella preghiera”:
“Grande gesto di carità è pregare per gli altri ... Non venga pertanto mai
meno la nostra preghiera, apporto spirituale all’edificazione di una Comunità
ecclesiale fedele a Cristo e alla costruzione d’una società più giusta e
solidale”.
Il Papa ha inoltre esortato i fedeli a focalizzarsi sulla verità essenziale
dell’amore di Dio che ha definito...
“...capace di imprimere all’esistenza umana un orientamento e un valore
assolutamente nuovi. L’amore è l’essenza del Cristianesimo, che rende il
credente e la comunità cristiana fermento di speranza e di pace in ogni ambiente,
attenti specialmente alle necessità dei poveri e dei bisognosi. Ed è questa la
nostra missione comune: essere fermento di speranza e di pace perché crediamo
nell’amore. L’amore fa vivere la Chiesa, e perché l’amore è eterno la fa vivere
sempre”.
Benedetto XVI ha anche espresso più volte la sua
gioia per essere tornato nella diocesi di Velletri-Segni, di cui per anni è
stato vescovo titolare, e proprio per dimostrare il loro affetto i fedeli hanno
voluto donargli una riproduzione in scala della Croce veliterna, come segno di
quell’Amore che fa dei cristiani un solo corpo e un solo spirito in Cristo.