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Il Papa a Velletri: la vita è una scelta tra egoismo e altruismo, tra logica del profitto e logica della solidarietà. La ricchezza fruttifica solo se condivisa con i poveri
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24 settembre 2007

Benedetto XVI: Capitalismo modello valido, ma non l'unico possibile La logica del profitto, se prevalente, incrementa la sproporzione tra poveri e ricchi, la logica della solidarietà porta invece ad uno sviluppo equo, per il bene comune di tutti. Benedetto XVI lo ha sottolineato oggi nell’omelia pronunciata a Velletri, dove si è recato in visita pastorale. Il Papa ha presieduto la Messa nella piazza antistante la Cattedrale; prima della celebrazione ha benedetto una statua di Giovanni Paolo II, e alla diocesi di Velletri-Segni - di cui è stato vescovo titolare dal ‘93 al 2002 - ha regalato una gemella della colonna di bronzo donatagli a Marktl amm Inn, in occasione del viaggio apostolico dello scorso anno in
Germania.
La parabola del fattore infedele che l’odierno Vangelo di Luca ricorda, pone l’uomo di fronte alla scelta “tra onestà e disonestà, tra fedeltà e infedeltà, tra egoismo e altruismo, tra bene e male”; offre “diversi spunti di riflessione circa i pericoli di un attaccamento eccessivo al denaro, ai beni materiali e a tutto ciò che ci impedisce di vivere in pienezza la nostra vocazione ad amare Dio e i fratelli”. E’ questo, ha sottolineato Benedetto XVI, il significato delle parole di Gesù: “Non potete servire a Dio e mammona”, ossia non si può fare della ricchezza un idolo cui sacrificare tutto pur di raggiungere il proprio successo economico, così che questo diventi un dio. Il termine ‘mammona’ di origine fenicia usato da Gesù, evoca appunto “sicurezza economica e successo negli affari”; dunque l’invito di Cristo è a “scegliere tra la logica del profitto come criterio ultimo nel nostro agire e la logica della condivisione e della solidarietà”. Le conseguenze sono ben diverse, ha detto il Papa:
“La logica del profitto, se prevalente, incrementa la sproporzione tra poveri e ricchi, come pure un rovinoso sfruttamento del pianeta. Quando invece prevale la logica della condivisione e della solidarietà, è possibile correggere la rotta e orientarla verso uno sviluppo equo, per il bene comune di tutti. In fondo si tratta della decisione tra l’egoismo e l’amore, tra la giustizia e la disonestà, in definitiva tra Dio e Satana”.

 


Benedetto XVI ha richiamato dunque i fedeli a riflettere sulla scelta di essere cristiani: “se amare Cristo e i fratelli non va considerato come qualcosa di accessorio e di superficiale, ma piuttosto lo scopo vero ed ultimo di tutta la nostra esistenza – ha precisato – occorre saper operare scelte di fondo, essere disposti a radicali rinunce, se necessario sino al martirio”:
“Oggi, come ieri, la vita del cristiano esige il coraggio di andare contro corrente, di amare come Gesù, che è giunto sino al sacrificio di sé sulla croce. Potremmo allora dire, parafrasando una considerazione di Sant’Agostino, che per mezzo delle ricchezze terrene dobbiamo procurarci quelle vere ed eterne: se infatti si trova gente pronta ad ogni tipo di disonestà pur di assicurarsi un benessere materiale sempre aleatorio, quanto più noi cristiani dovremmo preoccuparci di provvedere alla nostra eterna felicità con i beni di questa terra”.
Il cristiano, dunque, è chiamato a far fruttificare le proprie doti e capacità personali, come pure le ricchezze che possiede, condividerle con i fratelli, mostrandosi buon amministratore di quanto Dio gli affida. Così, è da respingere quello stile di vita – ricordato dal profeta Amos – “tipico di chi si lascia assorbire da un’egoistica ricerca del profitto in tutti i modi possibili e che si traduce in una sete di guadagno, in un disprezzo dei poveri e in uno sfruttamento della loro situazione a proprio vantaggio”. Il cristiano deve aprire invece il proprio cuore “a sentimenti di autentica generosità”, ad “un amore sincero per tutti” che “si manifesta in primo luogo nella preghiera”:
“Grande gesto di carità è pregare per gli altri ... Non venga pertanto mai meno la nostra preghiera, apporto spirituale all’edificazione di una Comunità ecclesiale fedele a Cristo e alla costruzione d’una società più giusta e solidale”.
Il Papa ha inoltre esortato i fedeli a focalizzarsi sulla verità essenziale dell’amore di Dio che ha definito...
“...capace di imprimere all’esistenza umana un orientamento e un valore assolutamente nuovi. L’amore è l’essenza del Cristianesimo, che rende il credente e la comunità cristiana fermento di speranza e di pace in ogni ambiente, attenti specialmente alle necessità dei poveri e dei bisognosi. Ed è questa la nostra missione comune: essere fermento di speranza e di pace perché crediamo nell’amore. L’amore fa vivere la Chiesa, e perché l’amore è eterno la fa vivere sempre”.
Benedetto XVI ha anche espresso più volte la sua gioia per essere tornato nella diocesi di Velletri-Segni, di cui per anni è stato vescovo titolare, e proprio per dimostrare il loro affetto i fedeli hanno voluto donargli una riproduzione in scala della Croce veliterna, come segno di quell’Amore che fa dei cristiani un solo corpo e un solo spirito in Cristo.







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