Il
Presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha lasciato Roma per raggiungere
New York (dove parteciperà nei prossimi giorni alla sessioni dell’Assemblea Onu
sui mutamenti climatici e la moratoria per l’abolizione della pena di morte), ma
è costantemente in contatto con la Difesa, i vertici militari, il ministro
Parisi sugli sviluppi della
scomparsa dei due soldati italiani in Afghanistan.
Intanto, a parlare, sono numerosi esponenti politici. “Esprimo la più sentita solidarietà alle famiglie dei soldati italiani scomparsi in Afghanistan. Chiedo e mi impegnerò affinché non si lasci nulla di intentato per il loro ritrovamento o, la loro liberazione. Ma anche quest’ultimo episodio – fa sapere il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto- conferma l’assurdità della nostra presenza in Afghanistan. Lo diciamo da tempo: ritiriamo subito le truppe”. “In queste ore – dice il capogruppo del Prc-Se al Senato, Giovanni Russo Spena - la priorità assoluta è lavorare, se necessario anche trattando, per garantire l’incolumità e il ritorno a casa di tutti e quattro gli scomparsi. Subito dopo, però, bisognerà prendere atto dell’impossibilità di risolvere con le armi la situazione in Afghanistan. E’ ora che il governo italiano si adoperi con tutte le proprie forze per una soluzione politica e per la convocazione della conferenza internazionale di pace”. “A prescindere da tutte le posizioni politiche sull’Afghanistan adesso bisogna fare il massimo sforzo e percorrere tutte le strade possibili per riportare alle loro famiglie i 2 militari italiani e le altre persone scomparse in Afghanistan”, fa sapere Angelo Bonelli, capogruppo alla Camera dei Verdi, richiamando la politica ad evitare “divisioni e polemiche” e a parlare “con una voce sola” perché “in questo momento così difficile serve unità”. Sergio De Gregorio, presidente della Commissione Difesa del Senato, è convinto che, se venisse confermato il rapimento dei due militari italiani, si tratterebbe “di un avvertimento forte e deciso agli italiani” , parte di una strategia politica “per colpire i Paesi occidentali dell’alleanza uniti in Afghanistan e in Libano”. Per Margherita Boniver, componente del Gruppo di Forza Italia, ex sottosegretario agli Affari esteri del Governo Berlusconi e conoscitrice dei problemi della regione del paese asiatico, “è assolutamente necessario che oltre alla collaborazione con le autorità afgane, che diamo per scontato, l’Italia si rivolga a Teheran vista l’enorme influenza iraniana su quella parte dell’Afghanistan e vista anche la buona collaborazione che c’è sempre stata per quanto riguarda la questione dei profughi”. “Mai come oggi è venuto il momento della serietà, del dialogo, dell’unità nel nome degli interessi dell’Italia”, dice il coordinatore nazionale di FI, Sandro Bondi, rispondendo a Piero Fassino e richiamandolo al fatto che “ogni altro accento, come quello toccato oggi dal segretario dei Ds, è fuori luogo e destinato, prima di quanto non si creda, ad apparire inopportuno e privo della consapevolezza della gravità della crisi in cui versa il Paese”. “Irresponsabilità totale da parte dell’On. Diliberto a chiedere il ritiro
delle truppe dall’Afghanistan nel giorno in cui i terroristi talebani sembrano
aver nuovamente ripreso di mira i nostri militari”, tuona Maurizio Ronconi
dell’Udc. “Non è affatto assurda la presenza delle nostre truppe in Afghanistan, che sono lì per supportare un delicato e difficile cammino verso la democrazia. Assurdo è, semmai, il grido di Diliberto e della sinistra comunista, che forse preferirebbero lasciare il Paese nelle mani dei Talebani”, attacca anche Daniele Capezzone, presidente della Commissione Attività produttive della Camera. “E’ incredibile che anche su un problema così delicato emerga una spaccatura nella maggioranza come dimostra quanto ha dichiarato irresponsabilmente Diliberto”, fa notare Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di FI. “Non è questo il momento di mettere in discussione l’opportunità di una missione su cui già più volte si è dibattuto”, ammonisce Massimo Donadi, capogruppo alla Camera di Italia dei Valori. “Mettere in discussione la missione di pace italiana in Afghanistan, come fa Diliberto, - dice il segretario nazionale Udc, Lorenzo Cesa- non è solo un atto di inaccettabile speculazione politica, ma anche l’ennesima prova delle insostenibili lacerazioni della maggioranza di centrosinistra. L’Udc sollecita ogni sforzo per riportare a casa, sani e salvi, i nostri militari e chiede a Prodi di smentire ed isolare la posizione irresponsabile dei comunisti italiani”. E mentre il ministro degli Esteri Massimo D’Alema, da New York, assicura che la vicenda è seguita dal governo “minuto per minuto” ed invita a non fare, per il momento, “discussioni premature”, il portavoce dei Talebani in Afghanistan, Qari Mohammad Yussef Armadi, ha riferito di non avere nessuna informazione sul rapimento di italiani nella provincia occidentale di Herat. |
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Il
Presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha lasciato Roma per raggiungere
New York (dove parteciperà nei prossimi giorni alla sessioni dell’Assemblea Onu
sui mutamenti climatici e la moratoria per l’abolizione della pena di morte), ma
è costantemente in contatto con la Difesa, i vertici militari, il ministro
Parisi sugli sviluppi della 







